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"L'Acqua Bruciata" di Fabio Squeo finalista del concorso internazionale "Tra le parole e l'infinito"
 


Articolo tatto dal sito Traniviva.it


Il tranese Fabio Squeo finalista del concorso internazionale “Tra le parole e l’infinito”
Lo scrittore protagonista con la sua raccolta di racconti in versi L’Acqua Bruciata

Continua a riscuotere consensi Fabio Squeo, brillante penna di Trani. Lo scrittore è infatti finalista del 19^ Award Cultural Festival International “Tra le parole e l’infinito” con il suo libro L’acqua bruciata – racconti in versi edito dalla Montedit nel 2018. Si tratta di un prestigioso premio ideato dal cavalier Nicola Paone, ambasciatore onorario per la cultura in Europa. Lo scopo del concorso letterario è quello di promuovere opere e autori, nonché di esortare la scrittura e la lettura tra le nuove generazioni.

Questa la presentazione del libro nelle parole dello stesso autore: «Con queste brevi narrazioni sentivo di non aver più segreti; sentivo di aver rivelato al mondo una verità insuperabile della condizione umana. L’acqua bruciata è una raccolta di brevi racconti in versi che, pur nella loro diversità, risultano accomunati dal tema della solitudine, della malinconia e della nostalgia. Sentimenti, questi, spesso travisati e mal interpretati. L’acqua brucia quando le interpretazioni si fanno linguaggi di verità, quando la stramberia prevale sul dramma, il riso beffardo sull’intelligenza. L’acqua bruciata è nel volto del Clown, emozionato prima delle sue lectio magistralis.

I racconti danno la sensazione di avere a che fare con un’esistenza ridotta a intuizione, a carattere gratuito e assurdo di tutti gli aspetti del reale. I racconti si possono intendere non solo come semplici monologhi autobiografici, ma come flussi esistenziali laddove è la vita a parlare attraverso il dramma interiore dei personaggi. I singoli personaggi dei singoli episodi dicono della vita come luogo bizzarro, attività circense e paradossale. La vita non è solo quella che tocchiamo, ma quella che sentiamo; quella vita che percepiamo come nostra quando invece non lo è mai stata. Il sorriso beffardo della vita brucia le acque del Pantha rei, e la vertigine interiore paralizza l’uomo della solitudine, del sentimento: l’uomo dell’esistenza. Questo accade perché la vita è solitudine, malinconia, perdita. Questi, sono aspetti della vita, aspetti esistenziali che implicano comunque la vita come vita altra e vita sempre nuova. Come sfuggire a questa vertigine? Occorre consacrarsi all’arte, alla parola, al pensiero; occorre raccontare prima che il mal di mare faccia di noi acqua gelida da bruciare».


 
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