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Anche in Francia i grandi editori pubblicano solo i "soliti noti"
 

Da Il Club degli autori n. 95-96 – Luglio – Agosto 2000

Tutto quello che un autore deve sapere sulla piccola e grande editoria
Anche in Francia i grandi editori pubblicano solo i “soliti noti”

Miei cari amici,
sul quotidiano La Repubblica del 17 maggio ho letto una cosa proprio carina, tanto carina che se non fosse vera bisognerebbe inventarla. Il motivo per cui ve la racconto vi sarà chiaro tra un attimo.
Tre anni fa l’editore francese Plon pubblicava un romanzo scritto da Claire Chazal, nota giornalista cospicuamente presente sulle prime pagine dei rotocalchi: il libro vendeva migliaia di copie con gran gioia di editore e autrice (non ci giungono notizie dai lettori). Qualche tempo fa lo stesso romanzo, mutati solo il titolo e i nomi e ovviamente celato il nome dell’autrice, è stato rifiutato da Plon con la solita letterina, “Caro autore, bla bla, la ringraziamo molto, bla bla, ma il suo manoscritto non è pubblicabile. Arrivederci e grazie”.
Autore della stangata il settimanale Voici (ve li immaginate i giornalisti che si tenevano la pancia dal ridere quando è arrivato il gentilissimo rifiuto di Plon?).
Ragazzi, sono proprio contento. Vorrei mandare una bottiglia di spumante – lo champagne l’hanno già bevuto e poi io sono campanilista – alla redazione di Voici perché sento che, in questo come in altri casi, il fine giustifica i mezzi. E il fine è dare una bella scrollata a questi super raffinati editori che sentono di tenere nelle loro delicate mani le sorti della letteratura quando, in realt?, ci? cui ambiscono è usare quelle stesse mani per contare quanti più soldi possibile, alla faccia delle (belle) lettere e dei lettori.
Suvvia, cari grandi editori, ditelo: le vostre mani stanno la sinistra sul cuore e la destra sul portafogli.
Non vi importa un fico secco di cosa vendete (e di conseguenza fate leggere), l’importante è quanto vendete. Salvo poi scuotere dolorosamente la testa quando, comodamente seduti sulle poltrone dei vostri salotti letterari, constatate quanto sia infestato (davvero, cara, infestato è la parola esatta) il mercato editoriale di produzioni di scarso livello (non puoi immaginare cosa ho letto, cara: un insulto, un vero insulto alla letteratura).
Una volta chiarito al di là di ogni ragionevole dubbio che lo scopo degli editori, come di qualsiasi altro imprenditore, è il profitto, si capiscono tante altre cose.
Primo: perché un autore dilettante e sconosciuto non avrà mai ma proprio mai la possibilità di farsi pubblicare da un gran nome. Per il semplice fatto che un grande editore necessita di profitti pari alle sue dimensioni e mai più scommetterà su un signor nessuno (a meno che il padre del signor nessuno non si chiami Fran?ois Mitterand, come è accaduto alla altrimenti destinata all’oblio madamoiselle Mazarine Pingeot) per il quale è davvero improbabile prevedere laute vendite. Secondo: perché proliferano piccoli editori che vivono – spesso molto bene, a giudicare dalle inserzioni pubblicitarie che possono permettersi di acquistare sulle prime pagine di quotidiani a tiratura nazionale – e pubblicano promettendo agli autori cose tipo “ti distribuir? su tutto il territorio nazionale, ti leggeranno da Trento a Caltanissetta…” “E io cosa devo fare?” mormora il malcapitato autore tramortito da tante promesse, “Ma nulla!, è la pronta risposta, un piccolo impegno: un contributo di sole lire…” è già cifre pazzesche: sei milioni, otto milioni, dieci milioni. Proliferano perché ciascun autore desidera sentirsi dire che il suo libro avr? successo e che tutti lo leggeranno: ma la triste realt? è che il suo libro verrà buttato via dai librai, che non richiedono certo i libri di sconosciuti – ne hanno già abbastanza di quelli conosciuti – o, nel migliore dei casi, sarà sepolto nell’ultimo scaffale in fondo all’ultimo corridoio, quello dove la lampadina è saltata sei mesi fa.
perché ovviamente il profitto è lo scopo anche dei librai, e anche questa luminosa certezza ci chiarisce molte cose. I librai, che in un paese come l’Italia fanno vita molto grama come testimonia il fatto che chiudono e sulle loro ceneri sorgono fast-food e jeanserie, non possono e non vogliono tenere che una minuscola parte dei 350 libri che escono ogni giorno: al posto loro voi che autori scegliereste, Stephen King o Giovanni Rossi?
A questo punto non resta che una strada: quella della Montedit. Scusate la presunzione, ma io credo molto nella seriet? commerciale (visto che di profitti si parla) della nostra proposta e nella sua validità a livello di offerta letteraria. La nostra proposta è semplice: esiste la stampa digitale, usiamola. Grazie alla stampa digitale la Montedit può dire a un autore: “Il tuo libro mi piace, ne stampiamo 100 copie che tu comprerai a prezzo scontato e venderai sul tuo territorio, prendendo contatti diretti con librerie e rivenditori realmente interessati”. così l’autore spende poco e allo stesso tempo può guadagnare (rivendendo il libro) e farsi conoscere poco a poco, partendo da una zona dove magari è già un po’ introdotto in circoli letterari e biblioteche. Se poi, Dio lo voglia, l’autore incontra i favori del pubblico, sia pure di un piccolo pubblico, benissimo: si stamperanno altre 50 o 100 copie, o quante ne servono, a prezzi ovviamente sempre molto ridotti: magia della stampa su richiesta! Niente di fantasmagorico, come vedete, ma tutto di trasparente e chiaro.
Non è che la Montedit abbia inventato nulla: schiere di autori strafamosi hanno cominciato esattamente così, con un passo commisurato alle proprie forze.
Altre schiere di autori li stanno imitando: da quando la Montedit propone la stampa digitale e la rivista si trova anche in libreria, autori, lettori e complimenti sono di molto aumentati, cosa che ovviamente ci gratifica alquanto e ci spinge a migliorare e diversificare la qualità del nostro lavoro e a rendere sempre più piacevole la lettura della rivista.
Proprio questa considerazione ci ha spinto a ritrovare un autore come Trilussa, di cui potete leggere alcuni versi in questo numero. Un poeta trattato poco bene dalla critica ma amatissimo dal pubblico, che al piacere della lettura aveva improntato la sua poetica (anche se, come scoprirete, c‘è anche un Trilussa più nascosto che riserva non poche sorprese…). Troverete molte altre cose: i bandi di concorso per non perderne neanche uno, le poesie di nuovi autori, le notizie “dalla periferia dell’impero”, ovvero le news su tutto quello che non trovate sui grandi quotidiani ma che rappresenta la vita vera della gente.
perché questa rivista è nata per incontrare e far incontrare le persone davvero.

Alla prossima e buone vacanze a tutti.

Umberto Montefameglio

 
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