Con la silloge “Le mie prime poesie”, Alberto Ghiretti penetra nelle contraddizioni e nelle antinomie d’un complesso mondo interiore con la precisa volontà di “voler guardare” le cose in modo autonomo, attraverso una personale lente d’ingrandimento grazie alla quale può indagare meglio, esplorare più a fondo anche le minime percezioni.
La realtà, vissuta o solo osservata, è passata al vaglio della mente, lo sguardo non si lascia ingannare dalle apparenze. La sua attenzione alle manifestazioni della vita, alle molteplici emozioni che hanno invaso il cuore, alla complessa sfera sentimentale, lo conduce alla sua prima poesia, ispirata direttamente dall’amore per Sara, la donna “tanto attesa”, con la “sua pelle lucente color albicocca”, gustata al ritmo delle onde, al suono del vento…
…Le radici e il passato d’un uomo sono importanti e anche un naufrago, con il suo fardello di esperienze sofferte, tormenti e timori, potrà alfine “sognare”: perdersi nella “luce delle stelle” nonostante gli “approcci alla vita” siano stati un conflitto logorante, contrassegnati dalla paura di disperdersi, dalla consapevolezza delle proprie fragilità che diventano comprensione di sé.
Eppure questo percorso, così arduo e faticoso, è il solo che può condurre alla coscienza di sé, alla via salvifica del proprio Essere. Alberto Ghiretti lo percorre senza timore.
dalla prefazione di Massimiliano del Duca